Intervista a RMC a Fabrizio Angelini

  
Chiunque mangi cioccolato ritrova il buo umore questo non sempre e non solo per l’innalzamento dello zucchero nel sangue come vedremo inseguito che segue l’ingestione del cioccolato ma anche per la presenza in quetso gustoso alimento di sotnza che in maniera diretta ed indiretta stimolano la secrezione di alcuni “ormoni del benessre” come l’ossitocina e le endorfine.
Non tutto ciò che è buono fa male! Il prof. Gordon Parker, dell’Universita’ di New South Wales a Sidney, ha pubblicato uno studio sulle proprieta’ benefiche del cioccolato.
Secondo Parker, esperto in problemi di depressione, mangiare cioccolato fa scattare a livello cerebrale la stessa risposta chimica dei potenti farmaci anti-ansietà. I carboidrati e gli zuccheri contenuti nel cacao, infatti, permettono la produzione di alcuni ormoni, come le endorfine e gli oppioidi, prodotti naturalmente dal cervello, piu’ velocemente di molti psicofarmaci.
La reazione ormonale e chimica dell’organismo all’ingestione di cioccolato, risulta così assai simile all’azione di una particolare classe di farmaci antidepressivi chiamati SSRI (Selective Serotonin Reuptake Inhibitors).
Quando i carboidrati e lo zucchero nel cioccolato raggiungono il sistema digestivo, ‘inondano’ il cervello di ‘ormoni del benessere’, o endorfine.
Alcuni qualificati studiosi, come quelli della Boston University e della Harvard University hanno eletto il cioccolato ad una sorta di elisir di lunga vita. Altri lo hanno definito il sostituto legale della marijuana. Sembra incredibile ma queste affermazioni hanno tutte un riscontro scientifico.
La sostanza più interessante è però indubbiamente l’anandamide, scoperta dall’italiano Daniele Pomelli del Neuroscience Institute di San Diego, in California.
L’anandamide ha sulle cellule cerebrali effetti simili a quelli della marijuana, grazie al fatto che essa assomiglia al Tetraidrocannabinolo (Thc). Questa sostanza, senza provocare i sicuri danni del “fumo”, favorisce una sensazione di benessere, di appagamento e di serenità. Poiché i cannabinoidi, presenti nell’hashish e nella marijuana, sono noti per stimolare le percezioni sensoriali e indurre euforia, elevati livelli cerebrali di anandamide potrebbero spiegare una maggiore sensibilità alle caratteristiche organolettiche del cioccolato e/o cooperare con le altre molecole psicoattive presenti nell’ induzione dello stato di benessere.
La novità più recente è stata presentata dal Neuroscience Institute di San Diego. Gli acidi grassi del cioccolato sono in grado di indurre la produzione di composti cannabinoidi endogeni (simili cioè alla cannabis ma prodotti dal nostro organismo). Queste ricerche confermerebbero quindi che il piacere che deriva dal mangiare cioccolato ha chiare basi biologiche e non solo psicologiche.

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