“Binge Drinking” e Pancetta e Rischi per la Salute

 

Avete presente i tedeschi o gli inglesi? Spesso e volentieri hanno pancette prominenti anche quando sono magri e giovani. Colpa delle troppe birre e dell’amore per i pub, stando alla «saggezza popolare».
Che paradossalmente non era stata finora mai confermata da prove schiaccianti, ottenute attraverso studi scientifici rigorosi. Ora queste prove sono arrivate e non assolvono la birra, i superalcolici e nemmeno il vino, che bevuto in quantità può pure portare allo sviluppo di aritmie cardiache.

GRASSO ADDOMINALE – I dati sui rischi per il girovita e il cuore connessi all’alcol arrivano entrambi da ricerche presentate in occasione dell’ultimo congresso dell’European Society of Cardiology, concluso da poco a Barcellona. Il medico che ha deciso di verificare se le pance tonde siano realmente da imputare alla birra bevuta al pub nel fine settimana è un inglese (chi, se no?), Martin Bobak dell’University College di Londra: Bobak ha analizzato la correlazione fra il consumo di vari tipi di alcol e l’obesità, in particolare quella addominale, in oltre 25 mila uomini e donne dell’Est europeo (Russia, Polonia e Repubblica Ceca). I risultati mostrano chiaramente che il grasso sulla pancia è associato a un maggior consumo di alcolici: la ciccia si accumula proprio lì, perché ad esempio non c’è correlazione fra alcol e aumento dell’indice di massa corporea, ovvero dell’obesità generalizzata. Inoltre, conta molto anche come si beve: chi concentra le bevute in occasioni saltuarie ha maggior obesità addominale di chi beve con regolarità, indipendentemente dalla quantità di alcol introdotta. Un esempio? Due persone bevono una bottiglia di vino alla settimana, ma la prima se la scola tutta in una sera, l’altra beve un bicchiere al giorno: nel primo caso, la probabilità di «pancetta» è molto più alta e la circonferenza della vita si allarga in media di un centimetro. Bere molto tutto assieme è il cosiddetto binge-drinking, ovvero l’abitudine a fare grandi bevute seguite da giorni di astinenza: secondo le definizioni degli esperti, significa bere almeno 80 grammi di alcol in una singola occasione (pari a 7-8 bicchieri di vino), una volta al mese o più spesso. «L’obesità addominale è un fattore di rischio di rilievo per diabete e malattie cardiovascolari – ha commentato Bobak –. Il binge drinking, che tra l’altro è sempre più diffuso, potrebbe perciò essere l’anello di congiunzione per spiegare perché chi beve molto ha un maggior rischio cardiovascolare». Le bevute occasionali infatti sono correlate, ad esempio, a una maggior probabilità di ictus: bere tanto tutto insieme, insomma, pare davvero il peggior modo di farlo.

ARITMIE – Dai dati di Bobak il vino esce con qualche minima attenuante: sembra infatti «gonfiare» leggermente di meno rispetto a birra e superalcolici, ma basta sentire quel che aveva da dire a Barcellona Inger Ariansen, del Dipartimento di Cardiologia dell’Ospedale universitario di Oslo, per capire che non c’è nessun via libera all’alcol, neanche quando si tratta di vino. Perché bere, indipendentemente dal drink prescelto, aumenta pure il rischio di sviluppare la fibrillazione atriale, un’aritmia fra le più comuni che nei due terzi dei casi passa sotto silenzio e non dà alcun sintomo, ma che aumenta di 7 volte il pericolo di ictus. Ariansen ha studiato oltre 9 mila ipertesi lungo un arco di 5 anni, scoprendo che bere più di 10 unità alcoliche alla settimana (un’unità corrisponde a un bicchiere di vino o un bicchierino di superalcolici) aumenta dell’80 per cento il rischio di ammalarsi di fibrillazione atriale, indipendentemente da qualsiasi altro fattore di rischio. «Un consumo moderato di alcol è sicuro, ma i nostri dati confermano quanto già era emerso da altre ricerche: esiste cioè una soglia che è bene non superare, oltre la quale il pericolo di aritmie cresce in maniera significativa – ha detto Ariansen –. Sapevamo che il rischio è molto alto nei grandi bevitori, che bevono oltre 28-35 drink alla settimana: la nostra ricerca suggerisce che nei soggetti ipertesi l’incremento della probabilità di fibrillazione atriale comincia prima. Le stime quindi vanno forse riviste verso il basso, se non altro in persone con un profilo di rischio già un po’ più alto del normale. Senza dimenticare che anche il binge drinking aumenta la probabilità di aritmie».

Fonte Corriere della Sera

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