Osteoporosi nei giovani adulti

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La diagnosi di osteoporosi nei giovani adulti (20-50 anni), ad oggi, risulta essere scarsamente definita. Spesso la difficoltà maggiore risiede nel discriminare soggetti giovani sani con una ridotta densità minerale ossea, rispetto ai soggetti affetti realmente da una condizione di osteoporosi a causa di una sottostante malattia cronica.

Nei bambini e negli adolescenti si definisce ridotta densità minerale ossea, la presenza di uno Z-score inferiore a -2. Nei giovani adulti, ma anche nella giovane donna (in età pre-menopausale) è stato suggerito nel 2007 dalla International Society for Clinical Densitometry l’uso dello Z-score per definire la ridotta densità minerale ossea, in relazione al fatto che nei giovani adulti T-score e Z-score sono virtualmente identici. Tuttavia, in coerenza con l’OMS, si definisce affetto da osteoporosi un soggetto giovane affetto da una patologia nota per influenzare il metabolismo osseo o con evidenza di fragilità ossea con un T-score femorale o vertebrale inferiore a -2,5.

I soggetti con T-score <-2,5 e/o fratture da fragilità, ma senza cause secondarie note, andrebbero adeguatamente indagati tramite una completa raccolta anamnestetica, un accurato esame obiettivo e una serie di esami di laboratorio in quanto, nel 44-90% dei casi, è possibile riscontrare una causa secondaria.

Quando anch’essa viene esclusa, l’osteoporosi si definisce idiopatica. In questi casi, i soggetti hanno in genere un difetto nella formazione ossea che conduce a diminuita acquisizione di massa ossea. E’ tuttavia opportuno indagare la familiarità per fratture di fragilità in giovani soggetti con una densità minerale ossea marcatamente ridotta. In assenza di cause secondarie, infatti, una mutazione autosomica-dominante o autosomica-recessiva potrebbe essere responsabile della fragilità ossea.

Nei giovani adulti con osteoporosi idiopatica la supplementazione con calcio e vitamina D o l’esercizio fisico, e l’utilizzo di terapie specifiche per l’osteoporosi non hanno un’ evidente efficacia. Tuttavia, come suggerito dalle raccomandazioni IOF-ECTS, una terapia protettiva sul tessuto osseo potrebbe essere appropriata in donne in età pre-menopausale o in giovani uomini.

I bisfosfonati hanno scarsa evidenza nei giovani adulti con osteoporosi secondaria e,  nelle donne in età fertile, la loro prescrizione deve essere condotta con cautela  in relazione al rischio di malformazioni congenite.

Inoltre, alcune patologie (i.e. iperparatiroidismo primitivo e ipercalciuria idiopatica) possono essere mascherate da una concomitante ipovitaminosi D. E’ quindi opportuno che gli esami del metabolismo calcio-fosforico vengano effettuati in condizioni di normovitaminosi D. Infine, in assenza di altre cause note di osteoporosi e/o frattura da fragilità, è necessario escludere la presenza di ipercortisolismo, che può avere come prima presentazione una riduzione della densità minerale ossea e/o una frattura da fragilità.

 

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