Quando si deve effettuare la Terapia con 131 Iodio per l’ablazione del residuo tiroideo nel Cancro della Tiroide ?

I pazienti affetti da Cancro della Tiroide hanno in genere una buona prognosi in quanto dopo l’intervento in genere di Tiroidectomia Totale c’è la possibilità nei Carcinomi a medio/alto rischio di diffusione di eseguire una distruzione del residuo tiroideo mediante la somministrazione di una pillola contente lo iodio radioattivo che viene captato dalle cellule tiroidee sia sane che cancerose , però permane il dubbio sui tempi di somministrazione di questa Terapia .

Uno studio pubblicato su Clinical Endocrinology nel febbraio 2018 ha  valutato un  totale di 235 pazienti con carcinoma tiroideo a rischio basso-intermedio trattati con iodio radioattivo e divisi in due gruppi:
– Gruppo 1 : comprendeva 187 pazienti sottoposti a ablazione con iodio radioattivo <3 mesi dopo l’intervento chirurgico
– Gruppo 2 :  comprendeva 43 pazienti che lo hanno ricevuto ≥3 mesi dopo l’intervento.
I due gruppi erano simili per quanto riguarda età, sesso, tipo di cancro e stadio del cancro. La risposta alla terapia è stata classificata come eccellente, indeterminata o incompleta (malattia persistente mediante imaging o analisi del sangue). Complessivamente, il 78,1% dei pazienti nel gruppo 1 ha avuto una risposta eccellente rispetto al 62,5% nel gruppo 2. Inoltre, solo il 4,3% dei pazienti nel gruppo 1 ha avuto una risposta incompleta rispetto al 18,8% dei pazienti nel gruppo 2. Questo studio ha rilevato la somministrazione di  di iodio radioattivo entro 3 mesi dopo l’intervento chirurgico ha prodotto esiti migliori rispetto all’aspettativa di> 3 mesi in pazienti con carcinoma tiroideo a rischio basso-intermedio. Questo è utile quando si pianifica il miglior piano di trattamento.

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La  Terapia di Ablazione del Residuo Tiroideo con Iodio Radioattivo , se indicata, ottiene migliori risultati quando eseguita entro 3 mesi dall’intervento di Tiroidectomia Totale .

 

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Livelli ematici degli ormoni tiroidei come marker di rischio per la salute

imagesUno dei dilemmi che spesso si pongono allo specialista in endocrinologia esperto nella gestione della patologia tiroidea è se trattatre o non trattare un paziente affetto da Ipotiroidismo Sub Clinico (vale a dire quando il quadro ormonale negli esami ematici è caratterizzato da un TSH superiore ai limiti della norma con valori di FT4 e FT3 normali ).

Secondo i ricercatori del Regno Unito, lo screening e la gestione delle patologie tiroidee subcliniche è carente probabilmente a causa di dati insufficienti. Non è  chiaro infatti se variazioni modeste dei valori tiroidei, al di sopra o al di sotto del limite superiore di riferimento, hanno un impatto tale da  giustificare un eventuale intervento.

Secondo Peter N. Taylor, clinico gallese  appartenente al  gruppo di ricerca per le Malattie della   Tiroide  nell’ Istituto di Medicina Molecolare e Sperimentale dell’Università di Cardiff, le variazioni ormonali riscontrate nei  pazienti con funzione tiroidea nella norma sono legate a esiti negativi per la salute:

” Invece di considerare i valori tiroidei come “normali” o “anormali” sono le variazioni continuative all’interno dei  range di riferimento per la funzione tiroidea che potrebbero essere più propriamente considerate come fattori di rischio per diverse malattie (alterazione della pressione sanguigna o livelli alti di colesterolo nelle malattie cardiovascolari ). In questo modo, i benefici riscontrabili a seguito di un intervento sui livelli di TSH, possono essere correlati  a diverse patologie concomitanti in un individuo. “

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Queste considerazioni derivano da studi su 40 documenti riguardanti gli effetti che gli ormoni tiroidei hanno sul sistema CV, le ossa, il metabolismo, la gravidanza e gli esiti neurologici e psicologici.

Secondo questi dati, valori più alti di TSH o livelli di ormoni tiroidei più bassi, sono  associati a maggior rischio cardiovascolare, parametri metabolici peggiori e esiti negativi in gravidanza. Tuttavia, basso TSH e  ormone tiroidi elevati sono collegabili anche a diminuzione della densità minerale ossea e aumento del rischio di frattura.

Altri dati non hanno mostrato esiti neurologici e psicologici notevoli.

Secondo Taylor e colleghi, questi dati suggeriscono che il trattamento, anche di modesti innalzamenti del  TSH, può contribuire a significativi benefici per la salute.
Ulteriori ricerche sono comunque necessarie al fine di analizzare adeguatamente i fattori di  rischi contro i benefici del trattamento, in pazienti con malattia tiroidea subclinica .

Taylor PN. J Clin Endocrinol Metab. 2013;doi:10.1210/jc.2013-1315

 

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Assorbimento dell’Ormone Tiroideo L-Tiroxina in Terapia Sostitutiva la funzione Tiroidea

thyroidLa terapia con ormoni tiroidei è una delle più utilizzate al mondo e nel nostro paese è la prima tra i preparati ormonali.

Le formulazioni di tiroxina in commercio presentano alcuni vantaggi:

  • la lunga emivita (circa 7 giorni in condizione di eutiroidismo, ma fino a 9-10 giorni in caso di ipotiroidismo o gravidanza), che evita problematiche importanti in caso di sporadiche inosservanze nell’assunzione giornaliera;
  •  la possibilità con la sola somministrazione di T4, grazie all’azione delle desiodasi che trasformano la T4 in T3, di raggiungere e mantenere concentrazioni ematiche costanti anche di T3 che rappresenta l’ormone attivo.

Tuttavia, esistono diversi fattori che possono condizionare il destino metabolico del farmaco, dalle modalità con cui viene introdotto nell’organismo, fino all’aggancio con i suoi recettori. Modalità di somministrazione Il primo fondamentale requisito per un ottimale assorbimento della tiroxina orale è la sua giusta modalità di somministrazione.
Il cibo rappresenta il primo interferente negativo sull’assorbimento dell’ormone, che è massimale nei primi 60 minuti dalla sua assunzione.
Anche la semplice tazzina di caffè assunta a ridosso dell’assunzione della tiroxina può alterarne l’ottimale assorbimento. Non è chiaro se ciò dipenda dalla necessità di mantenere un pH gastrico ottimale, che non sia alterato dal cibo, o da una diretta interferenza sull’assorbimento a livello dell’intestino.
Questo è il vero sito di assorbimento, a livello del digiuno e del primo tratto dell’ileo, per cui l’assorbimento avviene tra la prima e la terza ora dopo l’ingestione (iniziale picco di assorbimento alla 1° ora, seguito dal raggiungimento del plateau) che giustifica una variabilità di assorbimento tra il 62 e l’82% della dose ingerita. Il pH gastrico ottimale è fondamentale per rimuovere lo ione sodio dalla molecola di partenza della T4, riportandola alla forma nativa e liposolubile. Alcuni studi hanno dimostrato come la dose giornaliera del farmaco divenga più bassa se il farmaco è assunto rigorosamente a digiuno, attendendo almeno un’ora prima dell’ingestione di cibi solidi o liquidi, compreso il solo caffè.
Per “assunzione a digiuno” non si intende necessariamente l’assunzione mattutina, ma che lo stomaco del paziente sia realmente vuoto.
Infatti, è stato dimostrato che l’assunzione serale dell’ormone migliora la funzionalità della tiroide risultando più vicina alla fisiologia dell’organismo. Farmaci interferenti con l’effetto della Tiroxina Sono numerosi e vanno ricordati i seguenti.

1) Ipolipemizzanti (colestiramina e colestipolo): riducono l’assorbimento della T4 dall’intestino al sangue; è bene far passare almeno 4-5 ore dalla loro assunzione rispetto a quella della tiroxina.

2) Anti-acidi, inibitori di pompa protonica, preparati a base di ferro, farmaci contenenti calcio e alluminio: interferiscono con la fase gastrica della tiroxina e ne possono ostacolare il successivo assorbimento a livello intestinale; per tale motivo è bene dilazionare di almeno tre ore la loro assunzione rispetto alla tiroxina.

3) Contraccettivi orali o soli estrogeni: possono aumentare il fabbisogno di tiroxina a causa dell’aumento delle concentrazioni della proteina TBG che lega gli ormoni tiroidei; potrebbe quindi essere necessario adottare degli aggiustamenti posologici in corso di concomitanza di assunzione.

4) Anti-epilettici (carbamazepina, fenitoina, fenobarbitale): accelerano il catabolismo epatico della tiroxina per effetto sulle desiodasi, essendo in grado, potenzialmente, di ridurne l’efficacia.

5) Rifampicina: agisce con le stesse modalità degli anti-epilettici.

6) Amiodarone e propanololo: possono ritardare il catabolismo della tiroxina a livello epatico, prolungandone l’efficacia nel tempo.
7) L’anti-depressivo sertralina e gli anti-malarici clorochina e proguanile: riducono l’efficacia della levotiroxina e aumentano il livello sierico del TSH Interferenze della Tiroxina sulla farmacocinetica di altri farmaci

Interferenze della Tiroxina sulla farmacocinetica di altri farmaci

1) Derivati cumarinici: la levotiroxina può aumentare l’azione dei derivati cumarinici a causa della competizione di legame per l’albumina sierica. In concomitanza di trattamento è necessario monitorare regolarmente i fattori della coagulazione, abbassando eventualmente il dosaggio dell’anti-coagulante.

Cattura

Bibliografia Bolk N, Visser TJ, Nijman J, et al. Effects of evening vs morning levothyroxine intake – a randomized double-blind crossover trial. Arch Intern Med 2010, 170: 1996-2003.

 

Fonte : ame news farmaci nr. 27 – giugno 2013 –

 

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